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In questi giorni ha fatto discutere la proposta di Carlo Calenda di abolire lo Statuto speciale della Regione Siciliana. Un’idea che considero non solo inopportuna, ma profondamente errata sotto ogni punto di vista: giuridico, storico, istituzionale e, soprattutto, politico. Autonomia siciliana
Lo Statuto siciliano non è un orpello del passato, né tantomeno un privilegio da cancellare con un colpo di spugna. È una norma di rango costituzionale, approvata con legge costituzionale n. 2 del 1948, che sancisce l’autonomia della Sicilia sulla base della sua identità storica e culturale, delle sue condizioni territoriali e sociali, e di un patto preciso con lo Stato italiano.
Chi oggi propone la sua abolizione, ignora volutamente – o peggio, finge di ignorare – che lo Statuto non è la causa dei problemi della Sicilia. È, anzi, la soluzione mai davvero praticata. Perché il vero problema è un altro: una classe politica che, negli anni, non ha saputo né voluto utilizzare gli strumenti previsti dallo Statuto per costruire una Sicilia più forte, più giusta e più autonoma.
Molte delle prerogative statutarie sono rimaste inapplicate, disattese o volutamente trascurate. Lo Stato centrale non ha mai assicurato appieno le risorse, i poteri e le competenze promesse. E, nel frattempo, le istituzioni regionali hanno spesso preferito la logica del compromesso al principio dell’autodeterminazione, limitandosi a gestire l’ordinario senza mai alzare lo sguardo verso lo sviluppo autentico della nostra terra.Autonomia siciliana
Abolire lo Statuto, quindi, non è solo uno sbaglio: è un’offesa alla dignità di milioni di siciliani. Significherebbe rinunciare a uno strumento che, se finalmente applicato con serietà e visione, potrebbe restituire alla Sicilia il ruolo di protagonista all’interno della Repubblica.
La Sicilia non ha bisogno di meno autonomia. Ha bisogno di più responsabilità, più rispetto istituzionale, più governance consapevole. E ha bisogno di una classe dirigente all’altezza di questo compito.
Per questo dico con forza: no all’abolizione dello Statuto. Sì, invece, al suo pieno rilancio. Perché difendere l’autonomia siciliana oggi non è una battaglia di parte, ma un atto di giustizia costituzionale e di amore per la nostra terra.
Segretario Nazionale Codacons