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Oggi celebriamo l’Unità d’Italia, un momento fondamentale della nostra storia che dovrebbe rappresentare coesione, uguaglianza e diritti garantiti a tutti i cittadini. Tuttavia, mentre il nostro Paese si proclama unito, nella realtà esiste una frattura profonda che divide i cittadini in base alla loro residenza, soprattutto quando si tratta di sanità. Disparità sanitarie
L’articolo 32 della Costituzione sancisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività, ma nella pratica quotidiana milioni di italiani si scontrano con una realtà ben diversa. Il nostro Servizio Sanitario Nazionale, che dovrebbe garantire cure e prestazioni uguali per tutti, è oggi un sistema a due velocità: esiste un’Italia dove gli ospedali funzionano, le liste d’attesa sono contenute e il personale medico è sufficiente, ed esiste un’altra Italia dove accedere a cure tempestive diventa un percorso a ostacoli, fatto di attese interminabili, strutture sotto organico e servizi territoriali carenti.
Secondo i dati dell’ISTAT e del Ministero della Salute, nel 2024 oltre 800.000 italiani sono stati costretti a spostarsi in un’altra regione per ricevere cure adeguate. La mobilità sanitaria riguarda principalmente cittadini del Sud Italia, con la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Veneto che accolgono la maggior parte dei pazienti provenienti da altre regioni. Questo squilibrio ha un impatto economico devastante: solo nel 2023, la migrazione sanitaria è costata oltre 4 miliardi di euro alle regioni meridionali, che hanno dovuto rimborsare le prestazioni sanitarie erogate dalle strutture del Nord. Disparità sanitarie
Il problema delle liste d’attesa è uno dei più gravi: mentre in alcune regioni ottenere una visita specialistica o un intervento chirurgico è questione di settimane, in altre possono passare mesi, se non anni. Questo porta sempre più cittadini a rinunciare alle cure o a rivolgersi alla sanità privata, sostenendo spese che non tutti possono permettersi. Secondo l’ISTAT, nel 2024 circa il 40% degli italiani ha dovuto ricorrere a visite private per evitare i lunghi tempi di attesa nel pubblico, una percentuale in forte crescita rispetto agli anni precedenti.
Un altro problema fondamentale è il mancato rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ossia quelle prestazioni sanitarie che ogni Regione è obbligata a garantire ai cittadini. Secondo il rapporto del Ministero della Salute, cinque regioni italiane non garantiscono i LEA minimi, con conseguenze gravissime sulla qualità dell’assistenza. Alcune regioni del Sud sono sotto la soglia critica per la copertura dei servizi essenziali, e questo si riflette sulla qualità delle cure e sulle condizioni delle strutture ospedaliere.
Disparità sanitarie
A peggiorare la situazione c’è la carenza di personale sanitario, un problema che riguarda tutto il Paese ma che colpisce in modo particolare il Mezzogiorno. Ospedali con organici ridotti, turni di lavoro insostenibili e stipendi non competitivi spingono medici e infermieri a lasciare le regioni più svantaggiate per trasferirsi al Nord o addirittura all’estero. Secondo la FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici), nel 2024 il Sud ha perso oltre 6.000 tra medici e infermieri a causa della “fuga” verso regioni con condizioni di lavoro migliori.
Anche i Pronto Soccorso sono in grave difficoltà. In molte regioni i pazienti sono costretti ad attendere ore, se non giorni, prima di essere ricoverati, con strutture sovraffollate e mancanza di posti letto. La chiusura progressiva di piccoli ospedali e la riduzione della sanità territoriale hanno aggravato ulteriormente la situazione, lasciando intere aree sprovviste di un’assistenza adeguata.
Di fronte a questa emergenza, il Governo ha previsto nella recente Legge di Bilancio 2025 uno stanziamento di 3 miliardi di euro per il potenziamento della sanità pubblica, con particolare attenzione alla riduzione delle liste d’attesa e all’assunzione di nuovo personale. Tuttavia, questa cifra è considerata insufficiente da molti esperti del settore, che stimano servirebbero almeno 10 miliardi per colmare il divario tra Nord e Sud e garantire servizi adeguati su tutto il territorio nazionale.
Per risolvere questa crisi, sono necessarie azioni concrete e immediate. Alcune delle misure più urgenti da attuare sono un piano straordinario di assunzioni per medici e infermieri con incentivi economici per chi decide di lavorare nelle regioni più svantaggiate, un riequilibrio delle risorse sanitarie con investimenti mirati per potenziare ospedali, macchinari diagnostici e reparti sotto organico, un piano straordinario per ridurre le liste d’attesa attraverso il potenziamento delle prestazioni del servizio pubblico e l’attivazione di convenzioni con strutture private a tariffe calmierate, una riorganizzazione della sanità di prossimità con l’incremento dei medici di base e l’attivazione di servizi domiciliari che riducano la pressione sugli ospedali e garantiscano assistenza tempestiva ai pazienti più fragili.
Disparità sanitarie
L’Unità d’Italia non può essere solo una celebrazione storica, ma deve tradursi in una reale equità di diritti per tutti i cittadini, a partire dal diritto alla salute. Non possiamo accettare che nel 2025 la qualità dell’assistenza sanitaria dipenda ancora dal luogo di residenza. Il Governo ha il dovere di intervenire con urgenza per garantire un sistema sanitario equo, efficiente e accessibile a tutti, affinché nessun cittadino venga lasciato indietro. Continuerò a denunciare le criticità del sistema e a chiedere interventi concreti affinché la sanità italiana torni a essere un servizio pubblico efficiente ed equo, senza discriminazioni geografiche. Perché la vera unità di un Paese si misura anche dalla tutela dei suoi cittadini, ovunque essi vivano.
Taggato diritti, disuguaglianza, equità, Sanità, Unità d’Italia. Aggiungi ai preferiti : Permalink.